Il teatro è mettersi in relazione

Laboratorio teatrale con richiedenti asilo condotto da Danila Marongiu e Ilaria Moro



Crediamo fortemente che il linguaggio teatrale permetta di creare un ponte, al di là delle difficoltà linguistiche e delle differenze culturali, a partire da un vissuto emozionale comune a tutti.
Il teatro permette di esplorare sentimenti ed emozioni universali, in modo ludico.



La leggerezza è un tratto distintivo del laboratorio, che si rivolge a persone che hanno spesso vicende traumatiche alle loro spalle e vivono un presente di massima precarietà, pieno di incognite sul futuro.



In un momento storico in cui l’Occidente fatica a trovare nuova linfa, viene messo in crisi da miriadi di uomini e donne, in cerca di un altro mondo possibile. Di fronte a questa marcia inarrestabile, la nostra società stanca si arrocca a difesa di se stessa, resuscitando le proprie più ancestrali paure. E come sappiamo, i meccanismi di difesa mascherano sempre una fragilità.



“Non è solo questione di parole. Non riguarda solo i termini giusti da trovare per descrivere ciò che avviene ai bordi dell’Europa. E’ come se la consapevolezza del sommovimento del mondo vada scemando a mano a mano che ci si allontana da quei bordi e si penetra nel cuore dell’Occidente. Accade a Roma, Milano, Francoforte. E, invece, c’è una faglia che taglia in due il Mediterraneo da est a ovest. Dal Vicino Oriente fino a Gibilterra. Una linea fatta da infiniti punti, infiniti nodi, infiniti attraversamenti. Ogni punto una storia, ogni nodo un pugno di esistenze. Ogni attraversamento una crepa che si apre. E’ la Frontiera.” 

(Alessandro Leogrande, La Frontiera)



L’intento di questo laboratorio è di esplorare i nodi di cui parla Leogrande, partendo da ciò che ci accomuna: gli affetti, i sogni, le partenze, i nuovi inizi, la precarietà delle nostre vite. Con la libertà di pensare che un altro mondo è possibile, se partiamo da noi, dalle nostre relazioni, da una solidarietà, non astratta ma fatta di gesti quotidiani.